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Razzismo e miopia

Per me quella “e” nel titolo potrebbe anche essere accentata, ma vabbè.

Da stamattina tanti contatti di Facebook (con le stesse posizioni politiche) hanno condiviso un articolo de “Il Radar”. Questo. Il sito si caratterizza per un taglio abbastanza netto dei suoi post e dei suoi target (qui e qui altri due esempi: una propaganda – falsa – antiimmigrati e un messaggio che incita all’evasione, abbastanza filogrillino o filoleghista che dir si voglia).

Il post sotto la lente di ingrandimento oggi, però, è più miope (o più subdolo) degli altri: si parla di “case popolari preda totale degli immigrati” e ci si meraviglia di come nell’elenco “praticamente non si vedano italiani”. Se fosse vero, in effetti sarebbe una notizia. Va bene che Milano è un assoluto melting pot e che, dopo Bari, è anche la città italiana col maggior numero dei miei concittadini (ma non ci scambiano ancora per stranieri), ma solo stranieri nelle graduatorie sarebbe una cosa eclatante.
Per commentare la non notizia, l’autore dell’articolo addirittura contatta una “giovane esponente del PDL”, che si dice “esterrefatta”. Di più: “Non c’è un cognome “italiano” nell’elenco”. Per rilasciare una dichiarazione del genere, si presume che l’esponente del PDL abbia letto personalmente la graduatoria.

Il punto è proprio questo: salta facilmente all’occhio che è un elenco assolutamente incompleto (a meno che non abbiano presentato richiesta all’ufficio del Comune solo cittadini col cognome che inizia per A – o addirittura per doppia AA. E questo sì che sarebbe stranissimo). E infatti, l’elenco completo – con tantissimi cognomi italiani – è consultabile qui.
Dunque, qual è il senso dell’indignazione comune che montava sui social network? Che senso ha, per un sito che si definisce un “news magazine” (di centrodestra), fare disinformazione lamentandosi della presenza di cittadini esclusivamente stranieri in una graduatoria, controllandone solo la pagina 1 (su 1094)? C’è la voglia di far scattare la solita guerra tra poveri lanciando, in un momento così difficile per le famiglie italiane, una delle tante campagne contro lo straniero?

Purtroppo nell’equivoco non cade solo la giovane esponente milanese del PDL, ma anche Marcello Gemmato, un consigliere comunale barese di Fratelli d’Italia (già in lista alle elezioni di febbraio 2013 e che sarebbe anche stato eletto alla Camera dei Deputati, se solo Ignazio La Russa non gli avesse – parole sue – “scippato” il seggio), la cui gaffe finisce su Repubblica – Bari.

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Le parole giuste

La pronuncia del cognome del neoministro Cecile Kyenge assomiglia moltissimo a quella di quelle parole che qui in Puglia, terra d’accoglienza per eccellenza, usiamo per tradurre nel nostro dialetto il verbo “piangere”.
“Chiang'”.

Ho letto le sue dichiarazioni di oggi. Sono parole che arrivano dopo le schifezze pronunciate dall’eurodeputato Borghezio e dopo un discorso un po’ stupido fatto dal presidente della regione Veneto Zaia (avrebbe fatto lo stesso discorso se una ragazza ghanese fosse stata violentata da due austriaci, e se magari il ministro avesse avuto la pelle come la sua? Mi permetto di non crederci), che da parte sua si affretta a spiegarsi meglio perchè, dice, è stato “tirato in ballo in una polemica senza ragione”.

Sono dichiarazioni chiare e nettissime, che rivendicano un senso di appartenenza e la necessità di “cominciare a usare le parole giuste”.

Dialetticamente parlando, forse li ha davvero fatti piangere, questi barbari con elmi e corna.

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