Archivio mensile:marzo 2013

E noi a impazzire

E noi a impazzire su questi che vogliono governare e non fanno un nome.

Aveva capito tutto Bea.

Il candidato Progetto

Pseudo-stronzi

(grazie al liveblogging di Europa)

10.35 Secondo le voci che arrivano dall’assemblea dei grillini il M5S sarebbe disposto a valutare nomi proposti da Napolitano.

16.32 Beppe Gillo smentisce a Sky Tg24 di aver parlato di «governo pseudotecnico».

16.47 Crimi all’uscita dal colloquio con Napolitano: non accordiamo fiducia a governi politici o pseudo-tecnici. Siamo disponibili a formare un governo a 5 stelle.

16.49 Rispondono alle domande dei giornalisti, ma il nome del candidato premier non c’è.

16.50 Un collega ricorda a Crimi la frase del mattino sul governo “pseudotecnico”. Per Crimi c’è stato un equivoco, non ha smentito perché era una non notizia.

17.07 Grillo in diretta sul pasticcio dello “pseudotecnico”: Siamo nel settore della psichiatria più che della politica. Devono andare via tutti, dobbiamo fare una verifica fiscale sui loro patrimoni”.

17.20 Grillo: siamo noi i nuovi francescani, porteremo noi l’Italia fuori da questo pantano. Sono dilettanti allo sbaraglio. Se gli italiani ci daranno l’opportunità, questo paese lo cambieremo.

***

Loro sono “i nuovi francescani”, gli altri sono “dilettanti allo sbaraglio”.

No a governi politici o pseudo-tecnici, sì a un governo Cinque Stelle (ma senza proporre nomi).

I due portavoce a tempo determinato rispondono alla stampa, Grillo parla in streaming, senza interruzioni e senza domande.

Pseudo-stronzi.

Il governissimo che (ci) fa malissimo

Insomma, pare che l'”esito non risolutivo” del mandato esplorativo conferito a Bersani da Napolitano non sia neanche la cosa peggiore che potesse capitare al segretario.

E già, perchè a quanto pare le consultazioni tenute stamattina direttamente da Re Giorgio coi referenti delle varie forze politiche si sono trasformate in una partita a scacchi. Partita in cui la morsa PDL-Lega ha dichiarato scacco al segretario PD: volontà di un governo politico, “vista l’esperienza tragica del governo tecnico”, anche a guida Bersani. Un abbraccio mortale. E non si può non pensare, dopo la minaccia di occupare le piazze se il prossimo Presidente del Consiglio non fosse stato un nome gradito ai berluscones, che questa offerta sia stata fatta per avere la contropartita del Quirinale (un governo può durare anche pochi mesi, ma sette anni sono lunghi. Cosa succederebbe con un Gianni Letta – lo dico, così lo brucio – per sette anni al Quirinale?).

Oltre che la naturale continuazione di un governo Monti senza Monti – non dimentichiamoci chi revocò la fiducia a quel governo – e una nuova, lunga campagna elettorale travestita da prologo istituzionale, una grande coalizione PD-PDL-Lega-Scelta Civica sancirebbe l’implosione totale e definitiva del PD.

Se gli elettori di Berlusconi generalmente si fidano del suo fiuto (e delle sue promesse), e poco gliene frega di stare al governo con gli odiati “comunisti” – avvisateli: non ci sono più, e quei pochi che ci sono hanno cambiato abitudini alimentari – evocati nelle piazze e col temutissimo Monti, fino a qualche giorno fa responsabile dell’aumento del numero dei suicidi e finanche del buco dell’ozono, con gli elettori del centrosinistra è completamente diverso.

E già, perchè una larghissima maggioranza degli elettori del PD e della coalizione di centrosinistra si dichiara contrario a quello che sarebbe, parafrasando Jerry Calà in “Yuppies”, un (nuovo) governissimo che (ci) fa malissimo. Elettori che a febbraio hanno dato una nuova (e in alcuni casi, un’ultima) dimostrazione di fiducia a un partito che probabilmente neanche se la merita, e che puntualmente si ritroverebbero a non contare un cazzo. E quando ci vuole ci vuole.

Come se non bastasse, una mossa del genere aggiungerebbe confusione su confusione fra i vertici del partito. Perchè chiamarsi “democratico” è molto bello, ma uscire non-vincitore da una tornata elettorale in cui eri dato per dominatore totale e apparire così frammentato e con mille posizioni diverse alla luce dell’esito delle urne è un attimo. Se già in tempi di pace (NdA: prima dell’offerta-che-non-si-può-rifiutare-e-invece-sì) parte dell’area ex popolare-ex margheritina premeva per sedersi al tavolo con Berlusconi – su tutti, Matteo Renzi e i suoi, non ultimo quel Graziano Delrio sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’ANCI – cosa succederà adesso?

In tutto ciò, pare che i pentastellati non chiudano le porte a un governo di “pseudotecnici”. E il primo nome “pseudotecnico” che mi viene in mente è quello di Fab…io B..ca. E non lo dico, così non lo brucio.

Come a calcetto

– Premier volanti, come a calcetto. Dopo due mesi o dieci provvedimenti si cambia. Una legge di stabilità vale tre decreti, una legge elettorale cinque. Dai, chi inizia?
– È indifferente chi inizia, tanto noi abbiamo il programma! Anzi, non c’è quello che l’ha scritto? Stig…Stielike…dai, sì, quello con la barba…Sting!
– Eh, ho provato a telefonargli ma non risponde. Richiamerò con l’anonimo. Per adesso scegliamo tra noi, tanto “uno vale uno”: chi se la sente?
– Aspetta, io non posso: qui non c’è rete e non riesco a trovare Palazzo Chigi su Google Maps. Mica accetto senza sapere dove dovrò andare. Iniziate voi.
– Ah, non guardate me. Ho appena incrociato la Bindi che mi voleva salutare a tutti i costi. Sicuramente mi voleva proporre qualcosa in cambio. Ma questa non ha capito che non siamo come loro? Non siamo mica tutti uguali! Addirittura la pretesa di salutarci. Mi ha proprio rovinato la giornata.
– Paolo, e tu?
– Oh, ma non si può mai vedere un cazzo di documentario in santa pace?

#civaticapogruppo

“Pippo ha talento. […] Pippo è il più talentuoso tra tutti gli emergenti del partito. È più colto degli altri: in un mondo in cui laurearsi pare un optional, lui si destreggia con leggerezza e disinvoltura tra una citazione di Protagora e una di Jacques Derrida. È attivo, si dà da fare: gli ho visto inventare un milione di iniziative e manifestazioni, coinvolgere gente in tutta Italia in eventi mai banali né barbosi, come Andiamo Oltre e Prossima Italia, il suo campeggio estivo ad Albinea: tutte occasioni di incontro intelligente, laico, partecipato.”.
Non sono parole mie, ma del vicepresidente del PD, nonché neodeputato, Ivan Scalfarotto, tratte dal suo libro “Ma questa è la mia gente”.
E sono parole che descrivono Civati davvero bene.

È l’ideatore della mossa Boldrini-Grasso che in un sol colpo ha sparigliato le carte, alzato l’asticella in nome della buona politica e creato qualche primo scrupolo di coscienza nel M5S.

È probabilmente il migliore tra i neoeletti del PD (partito che, piaccia o no, ha contribuito enormemente al rinnovamento della “popolazione parlamentare”).

È uno che da subito ha studiato il fenomeno-M5S per capirne le cause e le proposte, mentre in tanti ci si stanno confrontando solo dal 25 febbraio. E non ci si può non confrontare con chi ha preso un terzo delle preferenze.

Ha un’idea chiara di cosa dovrebbe fare la sinistra italiana per sè e per il paese.

Legge, scrive, studia in continuazione. Non hai finito tu di leggere un suo libro, che lui ne sta già scrivendo un altro.

Ha un blog, e ha la bella abitudine di aggiornarlo in continuazione. Non è raro trovare a metà mattina già tre-quattro post. Qui, ad esempio, c’è il racconto del “debutto” alla Camera (con un’altra new entry di cui sono orgoglioso, Antonio Decaro), e qui la cronaca di come sono stati scelti i nomi dei nuovi presidenti di Camera e Senato.

Questi e molti altri motivi mi convincono di una cosa: che #civaticapogruppo (così come #civatisegretario) suoni proprio bene. Perchè, come dice lui, “le cose cambiano, cambiandole”.

PS. Ho ricordato qualche motivo valido per avere Civati capogruppo, ma come mi fa notare Vasilj forse ho dimenticato il più importante di tutti. È stato il primo a battersi, da solo, per avere le primarie per i parlamentari. All’inizio i big del partito lo guardavano come un alieno, salvo poi farsi incalzare da una base sempre più desiderosa di scegliere i propri rappresentanti e fare propria questa istanza manco fosse una loro idea (qui il comunicato ufficiale sul sito del PD).

Harlem Schengen

A proposito di “tormentoni in rete”.

Questo è lo spezzone dell’intervista di Marta Grande a “La Zanzara” del 15 marzo, in cui la neoparlamentare grillina chiarisce la sua posizione sulla sua laurea-o-quello-che-è in Alabama.

Da ultrascettico del M5S, l’attacco mediatico nei confronti di Marta Grande mi è sembrato pretestuoso. Può far indignare che si tratti di un corso della durata di 63 ore, può far incazzare proprio (lo sono io stesso, incazzato, visto che 63 ore di corso universitario sono l’equivalente di un mio esame universitario da 4 CFU o giù di lì, ben lontano da essere considerato un titolo di studio di primo livello) e non entrerò in dettagli tecnici che peraltro conosco poco, ma se un’Università ti consente di iscriverti a un corso di laurea specialistica/magistrale vuol dire che reputa come “equivalente” a un corso di laurea triennale un titolo che hai conseguito precedentemente altrove. Almeno, mi sembra che il ragionamento fili, e non mi interessa soffermarmici. Come si dice, le sentenze si rispettano, non si discutono.

Quello che mi lascia senza parole è la risposta di Marta Grande sul perché non sia stato convalidato in Italia il suo titolo. “Perché gli Stati Uniti non sono in Schengen”. Schengen, sede degli accordi che consentono la libera circolazione europea di merci e persone, e da due giorni anche di titoli di studio. Grave, per una studentessa di Relazioni internazionali a cui manca solo la tesi.

Ed è grave anche il fatto che a due successive domande fuori tema (matrimoni per omosessuali e droghe leggere) abbia cincischiato, cercando di non rispondere: non esiste una opinione personale, o certamente, come dice la Grande, “non capisco perché dovrebbe interessare”. Esiste solo l’opinione finto-collettiva.

Ed è grave, gravissimo, che l’ufficio stampa del M5S a fine trasmissione chiuda la porta a Cruciani per aver fatto domande evidentemente ritenute scomode.

Altro che il timore di essere oscurati da “politici di professione” nei talk show. Grillo non manda i suoi in tv perché ogni volta che apron bocca affiorano due grossi problemi: zero contenuti, e altrettanta libertà di espressione di un’opinione personale potenzialmente discordante dalla Posizione Unica.

Due paroline all’on.Lombardi (M5S)

Appena una settimana dopo l’esito delle urne, il Movimento 5 Stelle ha già scelto i capigruppo (pro tempore: dopo tre mesi si cambia, hanno detto): si tratta di Vito Crimi per il Senato e Roberta Lombardi per la Camera.

La prima, ovvia, azione dei media è stata quella di scandagliare nei loro profili per fare le pulci ai neoeletti: è diventata probabilmente una degenerazione dei media, ma è inevitabile per chi si professa paladino della trasparenza. Chiamiamolo pure “contrappasso”: lo usava spesso, circa sette secoli fa, un fiorentino piuttosto famoso.

La prima scoperta fatta negli “archivi segreti” dei due grillini non è stata la più edificante: una mezza “difesa d’ufficio” da parte della neoeletta capogruppo alla Camera, onorevole cittadina Roberta Lombardi.

In un post sul suo blog, l’on.Lombardi scrive: “Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia”. Montata prevedibilmente la polemica, l’on.Lombardi si è affrettata a spiegare meglio (?) la sua posizione in un nuovo post.

Vado controcorrente. Non mi sento di dire che l’uscita (infelice, molto infelice. Non è molto diverso dalla berlusconiana “Mussolini fece anche cose buone”) sia una apologia del fascismo, bensì che si tratti “solo” di una incauta e personalissima, e come tale pericolosissima, rilettura della storia del Novecento. Certo, non per questo motivo dichiarazioni di questo tipo possono passare sotto silenzio, tanto più alla luce di aperture inopportune.

Da cittadino a onorevole cittadino, però, la spiegazione non mi ha soddisfatto, e mi son sentito in dovere di scrivere a Roberta Lombardi. Dubito troverà il tempo per rispondermi, ma questo è quanto dovevo dirle.

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