Archivio mensile:ottobre 2013

Maradona presidente del PDL

“E’ un altro spot pubblicitario: ho subito una persecuzione nel paese delle tasse“.

Discriminazioni territoriali

La bacheca Facebook di Matteo Salvini è un mondo fantastico, e leggerla è meglio di un giro sull’autoscontro.

La notizia sportiva del giorno è la squalifica di quattro turni a Philippe Mexes e la prossima gara casalinga del Milan, quella con l’Udinese, da disputarsi a porte chiuse per “discriminazione territoriale” (e in questo senso, le squadre italiane hanno iniziato malissimo la stagione).

Tutto ciò, ovviamente, al tifoso milanista Salvini non va per niente bene. È che proprio non si riesce a individuare il bersaglio dell’invettiva salviniana, però, dal momento che delle squalifiche nel mondo dello sport se ne occupa il giudice sportivo, e non si capisce come un giudice sportivo possa occuparsi delle “discriminazioni vere, che colpiscono la povera gente, fuori dagli stadi, tutti i giorni del mese!”.

E dire che in passato Matteo Salvini l’atmosfera da stadio ha dimostrato di conoscerla bene.

Il paradosso dell’alunno

Che la Lega possa lanciare proposte sulla scuola è quantomeno singolare, visti gli scintillanti curriculum di alcuni suoi ex dirigenti.
Ma Matteo Salvini, europarlamentare, accetta di avventurarsi in questo campo e riporta sulla sua bacheca Facebook la proposta del suo partito.
“Bambini stranieri a scuola solo se prima imparano la lingua italiana”. “Ovvio, di buon senso, quasi banale”, aggiunge. E certo.

Caro Salvini, un bambino frequenta la prima elementare a sei anni. Dai tre ai cinque anni può anche andare all’asilo, ma che io ricordi, la scuola dell’infanzia non è obbligatoria: è più una preparazione alla scuola primaria, ed è difficile che si possano imparare a tre anni le nozioni di una lingua non tua al punto tale da permetterti di passare un test.
Ma supponiamo per assurdo che passi la proposta della Lega. Ora, come fa un bambino straniero, con genitori stranieri, a imparare la lingua italiana al punto da tale da essere ammesso a scuola se non ha interazioni con italiani (nel suo caso, coi suoi coetanei)? Come dovrebbe imparare la lingua italiana rimanendo a contatto con persone che parlano solo la lingua del proprio paese d’origine? Restando incollato alla tv? E quali dovrebbero essere i suoi insegnanti? I doppiatori dei cartoni animati? Fabio Caressa e Beppe Bergomi?

Altro non sembra che una variazione sul tema di quanto già proposto dalla stessa Lega durante l’ultimo governo Berlusconi, le mitiche classi ponte per gli alunni stranieri (che, infatti, nel 2008 furono bocciate da molti linguisti). Lo scopo? Rendere sempre più difficoltosa l’integrazione degli alunni “non italofoni”.

La proposta della Lega sembra paradossale, nel vero senso della parola. Paradossale perchè, in senso lato, ricorda il “paradosso del barbiere” di Bertrand Russell (e che, dato il contesto, potremmo ribattezzare il “paradosso dell’alunno”). Parafrasando Russell, “un alunno che non conosce la lingua italiana non va a scuola”, ma “un alunno che non va a scuola non conosce la lingua italiana”.

Poi, certo, sarebbe simpatico se Matteo Salvini rispondesse all’obiezione che gli fa su Facebook un utente. Come la mettiamo con chi si laurea in Albania senza conoscere l’albanese?

Botta e risposta

Anzi, Boccia e risposta.

E sì, perchè sulla nuova sconfitta del PD in tema di IMU Gad Lerner attribuisce delle responsabilità ben precise a Francesco Boccia.
Che però dà una sua versione dei fatti, anche piuttosto diversa.

“Ma io scherzavo!”

Dunque, Berlusconi ordina ai suoi ministri di dimettersi, ufficialmente per la querelle PDL-PD – più che altro, PDL-Saccomanni – sull’aumento dell’Iva dal 21% al 22%, in realtà per l’irrisolta questione-decadenza (alla faccia di chi dice che le sue questioni personali non avrebbero interferito con la vita dell’esecutivo).
Con questa mossa, B. pensava di poter tentare l’ennesimo braccio di ferro con Enrico Letta, ma è stato prima sfidato da un manipolo di ex fedelissimi di provenienza varia (ciellini e alcuni degli stessi ministri: Quagliariello, Lupi, Formigoni, Giovanardi, con in prima fila Alfano), e poi costretto a una giravolta in aula annunciando la fiducia del PDL al governo Letta con la sorpresa dei suoi stessi senatori.

Le dimissioni erano state imposte da B. alla rappresentanza di governo del PDL, e anche due fedelissime del Cav come Michaela Biancofiore e Simona Vicari eseguono l’ordine e formalizzano la stessa decisione, pur essendo “solo” sottosegretarie.

Dal voto di fiducia al governo scaturisce un’affermazione del duo Letta-Alfano sulla componente dei “lealisti” del PDL che originariamente avevano seguito Berlusconi nel suo voler negare la fiducia all’esecutivo, e la formazione di governo rimane la stessa. O quasi. E sì, perchè con tutti i colleghi di partito che hanno ritrovato la loro poltrona, solo la Biancofiore si è vista togliere le deleghe.

Quello che è successo non è molto chiaro. Enrico Letta dice che tutti i ministri, in seguito, hanno ritirato le dimissioni. Al contrario, secondo un’incazzatissima Biancofiore (che parla addirittura di “mobbing”), stando ad alcune agenzie di stampa i ministri non avrebbero affatto ritirato le dimissioni. Simona Vicari si mantiene più diplomatica, ma spiega come anche a lei abbiano suggerito di ritirare le dimissioni, avvalorando dunque la posizione di Letta sul tema, pur chiedendo un reintegro della collega.

Indipendentemente dalle dinamiche di questa faccenda, c’è una posizione che è totalmente inaccettabile. Quella di Michaela Biancofiore. Non puoi presentare una lettera di dimissioni che nessuno, eccezion fatta per B., ti ha obbligato a presentare, salvo poi lamentarti del fatto che questa domanda sia stata accolta. Oltre che essendo un comportamento del tutto strumentale (ma strumentale nel peggior modo possibile, quel modo che costringe il tuo interlocutore ad assecondarti, pena un’infinita serie di ricatti politici), è da TSO.

Con un quadro politico interno al PDL ancora molto incerto, c’è un’unica cosa che mi lascia molto contento. Il disarcionamento dell’amazzone. Non per qualcosa di personale contro l’ex sottosegretario (che, peraltro, si era già brillantemente distinta) o perchè ritenga questo un governo di alto profilo e dunque non degno di ospitare personaggi del livello della bolzanina. Ma solo perchè da adesso in poi, probabilmente, qualcuno ci penserà su un attimo prima di presentare una lettera di dimissioni al solo scopo di tirare qualcuno per la giacchetta.

Razzismo e miopia

Per me quella “e” nel titolo potrebbe anche essere accentata, ma vabbè.

Da stamattina tanti contatti di Facebook (con le stesse posizioni politiche) hanno condiviso un articolo de “Il Radar”. Questo. Il sito si caratterizza per un taglio abbastanza netto dei suoi post e dei suoi target (qui e qui altri due esempi: una propaganda – falsa – antiimmigrati e un messaggio che incita all’evasione, abbastanza filogrillino o filoleghista che dir si voglia).

Il post sotto la lente di ingrandimento oggi, però, è più miope (o più subdolo) degli altri: si parla di “case popolari preda totale degli immigrati” e ci si meraviglia di come nell’elenco “praticamente non si vedano italiani”. Se fosse vero, in effetti sarebbe una notizia. Va bene che Milano è un assoluto melting pot e che, dopo Bari, è anche la città italiana col maggior numero dei miei concittadini (ma non ci scambiano ancora per stranieri), ma solo stranieri nelle graduatorie sarebbe una cosa eclatante.
Per commentare la non notizia, l’autore dell’articolo addirittura contatta una “giovane esponente del PDL”, che si dice “esterrefatta”. Di più: “Non c’è un cognome “italiano” nell’elenco”. Per rilasciare una dichiarazione del genere, si presume che l’esponente del PDL abbia letto personalmente la graduatoria.

Il punto è proprio questo: salta facilmente all’occhio che è un elenco assolutamente incompleto (a meno che non abbiano presentato richiesta all’ufficio del Comune solo cittadini col cognome che inizia per A – o addirittura per doppia AA. E questo sì che sarebbe stranissimo). E infatti, l’elenco completo – con tantissimi cognomi italiani – è consultabile qui.
Dunque, qual è il senso dell’indignazione comune che montava sui social network? Che senso ha, per un sito che si definisce un “news magazine” (di centrodestra), fare disinformazione lamentandosi della presenza di cittadini esclusivamente stranieri in una graduatoria, controllandone solo la pagina 1 (su 1094)? C’è la voglia di far scattare la solita guerra tra poveri lanciando, in un momento così difficile per le famiglie italiane, una delle tante campagne contro lo straniero?

Purtroppo nell’equivoco non cade solo la giovane esponente milanese del PDL, ma anche Marcello Gemmato, un consigliere comunale barese di Fratelli d’Italia (già in lista alle elezioni di febbraio 2013 e che sarebbe anche stato eletto alla Camera dei Deputati, se solo Ignazio La Russa non gli avesse – parole sue – “scippato” il seggio), la cui gaffe finisce su Repubblica – Bari.

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